
La settimana appena conclusa verrà probabilmente ricordata come una delle più emblematiche del 2026. In un contesto caratterizzato da rendimenti obbligazionari ai livelli più elevati degli ultimi vent'anni, inflazione ancora osservata speciale dalle banche centrali e quotazioni energetiche che continuano a mantenersi elevate, gli investitori hanno scelto ancora una volta di puntare sull'azionario statunitense e, in particolare, sulle grandi società tecnologiche. Il risultato è stato il raggiungimento di nuovi massimi storici da parte del Nasdaq, una performance che assume un significato ancora più importante se inserita nel quadro macroeconomico delle ultime settimane.
Normalmente un Treasury decennale oltre il 5% dovrebbe rappresentare un fattore fortemente penalizzante per le valutazioni azionarie. Rendimenti così elevati aumentano infatti il costo del capitale, riducono il valore attuale dei futuri flussi di cassa delle società quotate e rendono le obbligazioni un'alternativa più attraente rispetto alle azioni. Eppure il mercato americano continua a raccontare una storia differente. Gli investitori stanno premiando la crescita degli utili, la resilienza dell'economia statunitense e soprattutto il tema dell'intelligenza artificiale, che continua a rappresentare il principale catalizzatore per le Mega Cap americane.
Ciò che emerge osservando i mercati è un quadro apparentemente contraddittorio ma estremamente interessante. Da una parte il costo del denaro resta elevato e la Federal Reserve non ha ancora dichiarato definitivamente vinta la battaglia contro l'inflazione; dall'altra le società leader dell'innovazione continuano a produrre crescita, attrarre capitali e sostenere l'intero mercato azionario statunitense. È proprio questo equilibrio, fragile ma ancora intatto, che sta guidando i flussi finanziari globali.
La sensazione che arriva da Wall Street è che il mercato stia entrando in una fase decisiva del 2026. I nuovi massimi del Nasdaq, la leadership delle Mega Cap, il petrolio vicino ai 90 dollari e il Treasury sopra il 5% rappresentano quattro elementi che raramente si osservano contemporaneamente.
Per il momento prevale l'ottimismo. Gli investitori continuano a credere che la crescita degli utili e il boom dell'intelligenza artificiale possano compensare il peso dei tassi elevati. Tuttavia, il margine di errore si sta progressivamente riducendo. Qualsiasi sorpresa dal fronte dell'inflazione, della Federal Reserve o del petrolio potrebbe modificare rapidamente il sentiment.
La prossima settimana sarà quindi fondamentale per verificare se il mercato possiede davvero la forza necessaria per proseguire verso nuovi record oppure se la spettacolare corsa dell'azionario americano inizierà finalmente a confrontarsi con il conto, sempre più salato, imposto dal costo del denaro.
Il protagonista assoluto della settimana è stato senza alcun dubbio il Nasdaq. L'indice tecnologico americano ha aggiornato nuovi massimi storici, confermando una struttura rialzista che continua a sorprendere per intensità e continuità. Dal punto di vista tecnico, la tenuta delle aree di supporto comprese tra 29.200 e 30.000 punti ha rappresentato uno degli elementi più significativi osservati sul mercato. Ogni tentativo di correzione è stato prontamente assorbito dagli acquisti, alimentando un movimento che ha riportato le quotazioni verso i massimi assoluti.
Ancora più interessante è l'analisi dei volumi. Il principale punto di controllo volumetrico continua a collocarsi in area 29.585 punti, una zona che negli ultimi mesi ha raccolto una notevole concentrazione di scambi e che rappresenta oggi il principale presidio della tendenza rialzista. Finché il Nasdaq continuerà a mantenersi al di sopra di quest'area tecnica, il controllo del mercato resterà saldamente nelle mani dei compratori.
Un elemento che merita però particolare attenzione riguarda gli indicatori di momentum. L'RSI sta progressivamente tornando in territorio di ipercomprato e si registrano significativi incrementi dei volumi in concomitanza dei breakout rialzisti. Storicamente queste condizioni possono accompagnare ulteriori accelerazioni, ma allo stesso tempo impongono prudenza poiché aumentano il rischio di movimenti correttivi improvvisi qualora emergessero notizie negative dal fronte macroeconomico o monetario.
In altre parole, il trend primario resta rialzista, ma la velocità del movimento suggerisce che il mercato si trova in una fase delicata dove le conferme dovranno arrivare soprattutto dai dati economici e dalle prossime dichiarazioni della Federal Reserve.
Analisi tecnica del Nasdaq
Nasdaq 100 (NAS100) in rialzo moderato: l’indice guadagna lo 0,92% a 30.808,3 punti, in una seduta che ha visto un range tra 30.451 e 30.848, con apertura a 30.511,5 e chiusura a 30.808,3. Il movimento riflette una ripresa dopo le recenti correzioni, con i titoli tecnologici che tornano a sostenere la performance dell’indice.
La struttura tecnica mostra un prezzo che scambia ben al di sopra delle medie mobili a 29.697 e 28.937, segnale di un trend rialzista di medio periodo ancora solido. Il SuperTrend è configurato in modalità “bullish”, con la linea che agisce come supporto dinamico sotto il prezzo. L’RSI, intorno a 69, indica momentum forte ma non ancora in zona di ipercomprato estremo: c’è spazio per ulteriori guadagni prima di un eventuale esaurimento del movimento. I volumi della seduta, pari a 3,48 milioni, sono in linea con la media recente di 3,55 milioni, confermando una partecipazione normale al movimento.
I livelli da monitorare sono chiari. Sul lato rialzista, la resistenza immediata è il massimo di seduta a 30.848, seguito dall’area psicologica 31.000 e dai massimi storici oltre 31.500, dove il mercato potrebbe incontrare offerta. Sul lato ribassista, il supporto chiave è 30.451 (minimo di seduta), mentre un’area più strutturale si trova tra 30.000 e 30.200, dove convergono precedenti swing e le medie mobili. Una rottura netta sotto 30.000 aprirebbe spazio per una correzione più profonda, ma finché il prezzo resta sopra le medie e sopra il SuperTrend, il bias resta rialzista.
Il contesto macroeconomico rimane favorevole agli indici azionari statunitensi: aspettative su tassi stabili o in calo, resilienza dell’economia USA e utili aziendali solidi continuano a sostenere il sentiment. I prossimi dati su inflazione, occupazione e le comunicazioni della Federal Reserve saranno osservati con attenzione per valutare l’impatto sulla dinamica dei tassi reali e, di conseguenza, sulla valutazione dei titoli growth che dominano il Nasdaq 100.

Se il Nasdaq rappresenta il volto più ottimista dei mercati, il mercato obbligazionario continua invece a raccontare una storia molto più complessa. Durante la settimana il rendimento del Treasury decennale americano è tornato oltre il 5%, una soglia che per molti analisti rappresenta uno spartiacque fondamentale per la stabilità finanziaria globale.
L'aumento dei rendimenti riflette un insieme di fattori. Da un lato vi è la continua resilienza dell'economia americana, che non mostra segnali evidenti di rallentamento nonostante anni di politica monetaria restrittiva. Dall'altro continua a permanere il timore che l'inflazione possa rivelarsi più persistente del previsto, costringendo la Federal Reserve a mantenere tassi elevati più a lungo rispetto a quanto sperato dai mercati.
È proprio qui che si gioca la partita più importante per il quarto trimestre dell'anno. Se i rendimenti dovessero stabilizzarsi, l'azionario potrebbe continuare a beneficiare della crescita degli utili aziendali. Se invece il mercato obbligazionario dovesse avviare una nuova fase rialzista, spingendo il Treasury ben oltre il 5%, aumenterebbe inevitabilmente la pressione sulle valutazioni soprattutto dei titoli growth. La capacità del Nasdaq di continuare a salire nonostante questo scenario rappresenta oggi una delle principali dimostrazioni della fiducia che gli investitori ripongono nel settore tecnologico.
A differenza del Nasdaq, l'S&P 500 e il Dow Jones mostrano una dinamica più prudente. Entrambi gli indici hanno reagito positivamente nelle ultime sedute, ma non esprimono ancora la stessa forza relativa osservata nel comparto tecnologico.
L'S&P 500 sta tentando di rientrare nel canale rialzista principale dopo alcune settimane di consolidamento. La riduzione della volatilità osservata negli ultimi giorni e la tenuta dei principali supporti offrono segnali incoraggianti, ma serviranno ulteriori conferme per trasformare questo recupero in un nuovo impulso direzionale.
Anche il Dow Jones ha mostrato una buona capacità di reazione dopo il test dei supporti in area 51.000 punti, ma continua a confrontarsi con importanti resistenze. Il listino industriale americano sta svolgendo una funzione molto importante in questa fase: rappresenta infatti una sorta di termometro dell'economia reale, molto meno influenzato rispetto al Nasdaq dai giganti dell'intelligenza artificiale.
La differenza di comportamento tra gli indici evidenzia un tema ormai ricorrente nel 2026: il rialzo di Wall Street continua a essere trainato principalmente da un ristretto gruppo di società a grande capitalizzazione, mentre una parte significativa del mercato procede con maggiore cautela.
Osservando i singoli titoli emerge chiaramente come il mercato continui a premiare tutto ciò che ruota attorno all'intelligenza artificiale. AMD ha aggiornato nuovi massimi storici, confermando una volta di più il ruolo centrale che il comparto dei semiconduttori riveste nell'attuale ciclo rialzista.
Nvidia continua a rappresentare il simbolo della rivoluzione AI. Dopo una fase di accumulazione caratterizzata da volatilità contenuta, il titolo ha messo a segno una nuova accelerazione rialzista, sostenuta sia dall'analisi tecnica sia dalle aspettative fondamentali legate alla crescente domanda di infrastrutture computazionali.
Microsoft resta una delle società più solide dell'intero mercato americano. La capacità di difendere le proprie aree di supporto conferma la fiducia degli investitori in una società che continua a posizionarsi come protagonista assoluta nell'ecosistema dell'intelligenza artificiale applicata alle imprese.
Anche Tesla ha fornito indicazioni interessanti. Dopo una fase di debolezza che aveva portato le quotazioni verso i principali supporti tecnici, il titolo ha mostrato una reazione significativa, recuperando rapidamente gran parte delle perdite accumulate nei giorni precedenti.
Se esiste un elemento capace di complicare i piani delle banche centrali, questo è il petrolio. Durante la settimana il Crude Oil è rimasto vicino ai 90 dollari al barile, mantenendo elevata la pressione sui mercati energetici e sulle aspettative di inflazione.
La questione non riguarda soltanto il prezzo del greggio in sé. Un petrolio elevato tende infatti a propagarsi lungo tutta la filiera produttiva, influenzando trasporti, produzione industriale e consumi. È per questo motivo che gli investitori osservano con estrema attenzione ogni movimento del mercato energetico.
Dal punto di vista tecnico il livello dei 92,50 dollari rappresenta uno spartiacque cruciale. Un ritorno stabile sotto quest'area potrebbe favorire una progressiva discesa verso zone più compatibili con gli obiettivi di inflazione perseguiti dalle banche centrali. Al contrario, eventuali nuove accelerazioni rialziste riaprirebbero immediatamente il dibattito sulla necessità di mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo del previsto.
Analisi tecnica del petrolio.
Petrolio greggio (WTI/spot) in calo deciso: il prezzo scende dell’1,93% a 94,134 dollari al barile, in una seduta che ha visto un range tra 93,633 e 96,317, con apertura a 95,903 e chiusura a 94,134. Si tratta di una correzione significativa dopo il recente rally, ma il contesto di medio periodo resta sostenuto da fondamentali robusti.
La struttura tecnica mostra un prezzo che scambia al di sopra delle medie mobili a 91,68 e 88,87, segnale di un trend rialzista ancora intatto nonostante la flessione giornaliera.
Il SuperTrend è configurato in modalità “bullish”, con la linea che agisce come supporto dinamico sotto il prezzo. L’RSI, intorno a 64, indica momentum positivo ma non estremo: c’è spazio per ulteriori movimenti prima di un eventuale esaurimento. I volumi della seduta, pari a 156,6K, sono superiori alla media recente di 105,6K, confermando una partecipazione attiva al movimento ribassista di oggi.
I livelli da monitorare sono chiari. Sul lato ribassista, il supporto immediato è 93,633 (minimo di seduta), mentre un’area più strutturale si trova tra 91,50 e 92,00, dove convergono le medie mobili e precedenti swing. Una rottura netta sotto 91,50 aprirebbe spazio per una correzione più profonda verso 90 o 88,50. Sul lato rialzista, la resistenza chiave è 96,317 (massimo di seduta), seguita dall’area 97–98, dove il mercato potrebbe incontrare offerta prima di un eventuale test dei massimi recenti.
Il contesto fondamentale rimane complesso: da un lato, la domanda globale di petrolio resta sostenuta, specialmente da parte di economie emergenti; dall’altro, le decisioni dell’OPEC+ e l’evoluzione delle scorte statunitensi continuano a influenzare la dinamica dei prezzi.
Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente e le politiche energetiche delle grandi economie sono fattori aggiuntivi che mantengono alta la volatilità e sostengono il premio di rischio incorporato nel prezzo.

L'altra faccia del rafforzamento dei rendimenti americani è rappresentata dalla debolezza dell'oro.
Il metallo prezioso continua infatti a soffrire la concorrenza di obbligazioni che oggi offrono rendimenti reali particolarmente interessanti.
La struttura tecnica dell'oro rimane fragile e il mercato continua a osservare con attenzione la zona dei 4.200 dollari per oncia, una rottura di questo supporto potrebbe favorire ulteriori pressioni ribassiste verso quota 4.000 dollari. Al contrario, soltanto il recupero delle resistenze collocate nell'area dei 4.300 dollari permetterebbe di tornare a parlare di una configurazione costruttiva.
Analisi tecnica del'oro.
In correzione dopo il rally: il prezzo scende dello 0,92% a 4.139,14 dollari l’oncia, allontanandosi dai massimi recenti ma mantenendo intatto il trend rialzista di fondo. La seduta ha visto un range tra 4.115,75 e 4.186,75, con apertura a 4.172,34 e chiusura a 4.139,14, segno di una presa di profitto ordinata più che di un’inversione strutturale.
La struttura di mercato resta chiaramente rialzista. Il prezzo scambia ben al di sopra delle medie mobili a 3.879 e 3.754, che agiscono come supporto dinamico, e il SuperTrend è configurato in modalità “bullish”, con la linea che sostiene il prezzo dal basso. L’RSI, intorno a 68, indica momentum forte ma non ancora in zona di ipercomprato estremo: c’è spazio per ulteriori guadagni prima di un eventuale esaurimento del movimento. I volumi della seduta, pari a 229,2K, sono in linea con la media recente, confermando una partecipazione normale al movimento.
I livelli da monitorare sono chiari. Sul lato rialzista, la resistenza immediata è il massimo di giornata a 4.186,75, seguito dai massimi storici nell’area 4.200–4.250, dove il mercato potrebbe incontrare offerta. Sul lato ribassista, il supporto chiave è 4.115–4.120 (minimo di seduta), mentre un’area più strutturale si trova tra 4.050 e 4.080, dove convergono precedenti swing e le medie mobili. Una rottura netta sotto 4.115 aprirebbe spazio per una correzione più profonda verso 4.050, ma finché il prezzo resta sopra le medie e sopra il SuperTrend, il bias resta rialzista.
Il contesto macroeconomico rimane favorevole all’oro: tensioni geopolitiche, aspettative su tassi reali e domanda da parte di banche centrali continuano a sostenere il metallo prezioso. I prossimi dati su inflazione e occupazione negli Stati Uniti saranno osservati con attenzione per valutare l’impatto sui rendimenti reali e, di conseguenza, sulla dinamica dell’oro.

Parallelamente, il dollaro continua a mostrare una forza significativa nei confronti delle principali valute mondiali, l'EUR/USD è sceso sotto quota 1,13, riflettendo il differenziale di crescita economica e di rendimenti tra Stati Uniti ed Europa.
Analisi tecnica EURUSD.
La moneta unica rimane in difficoltà e soltanto un ritorno sopra 1,14 consentirebbe di ipotizzare un miglioramento concreto del quadro tecnico, per dirla tutta al momento l'EUR/USD si trova in una fase delicata: dopo aver testato il minimo annuale intorno a 1,1215, la coppia mostra i primi segnali di stabilizzazione, ma senza alcuna prova concreta di inversione. Il prezzo chiude a 1,12507 con una variazione minima dello 0,07%, in una seduta che ha oscillato tra 1,12209 e 1,12855. Si tratta di una pausa tecnica, non di un cambio di rotta.
La struttura di mercato resta ribassista. Il prezzo scambia ben al di sotto delle medie mobili a 1,142 e 1,150, e il SuperTrend continua a esercitare pressione dall’alto.
L’RSI, intorno a 20, indica una condizione di ipervenduto estremo: storicamente, questi livelli possono anticipare rimbalzi, ma in un trend consolidato come questo l’ipervenduto può protrarsi senza generare inversioni immediate. La prudenza è d’obbligo.
I livelli da tenere sotto controllo sono chiari. Sul lato ribassista, il supporto critico è 1,1215: una chiusura netta al di sotto aprirebbe la strada a nuovi minimi. Sul lato rialzista, la prima resistenza è 1,1285, seguita dalla zona 1,132–1,135. Solo un avvicinamento e una reazione positiva nell’area 1,142–1,150, dove si collocano le medie mobili, potrebbero far pensare a un’inversione più strutturale.
Fino ad allora, il bias resta negativo.


Non perderti gli ultimi aggiornamenti tecnici e le strategie operative su Pepperstone Italia. Visita il sito ufficiale www.pepperstone.it/it per accedere a strumenti di analisi avanzati, formazione professionale e segnali trading real-time. Iscriviti al canale YouTube ufficiale di Pepperstone Italia dove pubblichiamo settimanalmente le analisi tecniche dettagliate dei principali mercati (EURUSD, indici USA, commodity, azioni tech) e i live trading direttamente dall'apertura di Wall Street. Ricevi in tempo reale i livelli di supporto, resistenza e i trade setup che muovono i mercati globali. Unisciti a migliaia di trader e investitori che utilizzano le nostre analisi per ottimizzare le loro strategie operative.